
LE PRINCIPALI NOVITÀ DELLA MANOVRA 2026 IN AMBITO FISCALE, CONTABILE E GIUSLAVORISTICO
16 Dicembre 2025LEGGE DI BILANCIO 2026: NOVITA’ IN MATERIA DI ACCANTONAMENTO TFR A TESORERIA E SCELTA PREVIDENZA COMPLEMENTARE
È stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2025, la Legge n. 199 30/12/2025, contenente “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”; le disposizioni, in essa contenute, ogni anno, come di norma, entrano in vigore dal 1° gennaio dell’anno a cui si riferisce, fatte salve, per il 2026, diverse decorrenze specifiche, in materia di TFR e previdenza complementare.
AMPLIAMENTO PLATEA DEI DATORI DI LAVORO TENUTI AL VERSAMENTO DEL TFR AL FONDO TESORERIA INPS
Il comma 203, della Legge di Bilancio 2026, modifica il criterio di individuazione dei datori di lavoro privati che sono tenuti al versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS, apportando modifiche all’art. 1, comma 756, Legge n. 296/2006. Nello specifico, la nuova norma rimodula l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS, incidendo direttamente sui criteri di individuazione dei datori di lavoro privati interessati dallo stesso.
È, infatti, previsto che, con effetto dai periodi di paga decorrenti dal 1° gennaio 2026, siano ricompresi nel predetto obbligo, anche i datori che abbiano raggiunto o raggiungano la soglia dei cinquanta dipendenti negli anni successivi a quello di inizio dell’attività, prendendo a riferimento la media annuale dei lavoratori in forza nell’anno solare precedente all’anno del periodo di paga considerato.
Per meglio comprendere tale novità normativa, è opportuno ricordare che, nella disciplina sino al 2025 in vigore (cfr. l’art. 1, comma 6 del DM 30 gennaio 2007), per i datori di lavoro già in attività al 31 dicembre 2006, il limite dimensionale al raggiungimento del quale scaturisce l’obbligo di versamento è stato calcolato prendendo a riferimento la media annuale dei lavoratori in forza nell’anno 2006. Per i datori di lavoro che invece, hanno iniziato l’attività successivamente al 31 dicembre 2006, si è presa a riferimento la media annuale dei lavoratori in forza nell’anno solare di inizio attività: se al termine del primo anno di attività non risultava essere raggiunta la soglia dimensionale dei 50 dipendenti, l’obbligo non si configurava con effetto anche sui periodi successivi, indipendentemente dall’andamento del numero di lavoratori occupati.
Con le modifiche introdotte quindi dalla Legge di Bilancio 2026, con effetto sui periodi di paga decorrenti dal 1° gennaio 2026, sono soggetti all’obbligo di versamento del TFR al Fondo Tesoreria INPS, anche i datori di lavoro che abbiano raggiunto, o raggiungano, la soglia dimensionale dei 50 dipendenti in qualsiasi anno successivo a quello di inizio dell’attività d’impresa.
La soglia occupazionale va calcolata come media annuale dell’anno solare precedente l’anno del periodo di retribuzione considerato.
Solo per gli anni 2026 e 2027, il limite del numero di lavoratori medio, del relativo anno precedente a quello in esame, è stabilito a 60 unità; dal 1° gennaio 2032 invece, è prevista la riduzione a 40 unità.
Le modifiche contenute nella Legge di Bilancio 2026 non hanno ovviamente effetto sui lavoratori che già hanno scelto, o sceglieranno, di destinare il TFR ad una forma pensionistica complementare, di categoria o meno, sussistendo l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS, per i soli dipendenti che scelgono di mantenere il TFR maturando, in azienda ai sensi dell’art. 2120 del Codice Civile.
Per l’attuazione delle novità sopra esaminate è necessario però attendere l’intervento dell’INPS, che dovrà fornire le istruzioni operative di supporto.
MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DEL CONFERIMENTO DEL TFR A PREVIDENZA COMPLEMENTARE E MECCANISMO DEL SILENZIO-ASSENSO (commi 204 e 205)
La disciplina del trattamento di fine rapporto in Italia è importante per garantire una buonuscita ai dipendenti. Negli ultimi venti anni, la necessità di riequilibrare il sistema pensionistico ha portato a un innalzamento dell’età pensionabile e a una riduzione delle prestazioni previdenziali. Questo ridimensionamento dei costi della previdenza obbligatoria è iniziato negli anni ’80 e comprende passaggi al sistema contributivo, riducendo così l’importo delle pensioni.
Per affrontare la diminuzione della protezione sociale e per aiutare i giovani ad assicurarsi prestazioni adeguate alla vecchiaia, sono state introdotte forme di previdenza complementare incentivata da sgravi fiscali. L’obiettivo della previdenza complementare è fornire pensioni aggiuntive al sistema pubblico obbligatorio tramite gestione finanziaria capitalizzata e fondi pensione.
Dopo la riforma del 2005, i lavoratori possono scegliere di mantenere il TFR in azienda o destinarlo a forme pensionistiche complementari, trasformando così l’accantonamento in una risorsa del secondo pilastro previdenziale.
Il meccanismo del silenzio-assenso consente al lavoratore di scegliere la destinazione del TFR entro sei mesi dall’assunzione. Se non esprime una scelta, il TFR va automaticamente nella pensione collettiva stabilita dal contratto. Questo sistema mira a evitare la mancanza di decisione e a guidare il lavoratore verso la previdenza complementare, sempre più necessaria.
Dal 1° luglio 2026, i lavoratori neoassunti del settore privato avranno un’adesione automatica alla previdenza complementare, tranne per il lavoro domestico. Se il lavoratore non si esprime, verrà iscritto automaticamente a una pensione collettiva, ma può rinunciare entro sessanta giorni dall’assunzione. Questo approccio cambia da una scelta libera a un’adesione “di default” per sostenere il sistema previdenziale.
Le novità legislative puntano a migliorare la previdenza complementare, valorizzando il TFR come strumento di accumulazione e riducendo il rischio di scelte sbagliate. I lavoratori possono ancora esercitare il diritto di rinuncia e modificare le proprie opzioni previdenziali. Tuttavia, i datori di lavoro e i professionisti devono gestire correttamente le informazioni e garantire che le regole siano seguite, creando consapevolezza nelle scelte fatte. Riflessioni possono sorgere sulla scelta tra mantenere il TFR in azienda o spostarlo in un fondo pensione. La normativa attuale e i criteri per prendere decisioni informate verranno esaminati, includendo informazioni su quando richiedere il TFR e sulla tassazione.
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